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Perché abbiamo così bisogno di avere tutto sotto controllo?

21 set
Tempo di lettura: 7 min

Ti è mai capitato di ripensare più volte a qualcosa che è già successo, cercando di capire se avresti potuto dire o fare qualcosa di diverso? Di tornare su una conversazione, analizzare le parole che hai usato, il tono dell’altra persona o il modo in cui hai reagito, nella speranza di trovare una spiegazione o di capire se hai commesso un errore?

Oppure ti capita più spesso di proiettarti in avanti, immaginando quello che potrebbe succedere? Di anticipare possibili difficoltà, prevedere gli imprevisti, cercare soluzioni prima ancora che si presenti un problema o controllare più volte che tutto sia a posto, così da sentirti preparatə a qualsiasi eventualità?

In entrambi i casi, la tua mente può essere impegnata in un tentativo di controllo. A volte guardi al passato per cercare di capire e verificare ciò che è accaduto; altre volte guardi al futuro per cercare di prevedere ciò che potrebbe accadere. Il filo conduttore può essere lo stesso: il bisogno di trovare una risposta, una certezza o una garanzia che ti permetta di sentirti più tranquillə.


A volte questo atteggiamento può essere utile; riflettere su ciò che è successo, organizzarsi, prestare attenzione e cercare di affrontare con responsabilità ciò che ci aspetta sono capacità importanti. Il problema nasce quando il controllo non è più una scelta, ma diventa una necessità. Quando l'idea di non sapere, di non prevedere o di non poter intervenire genera una sensazione di minaccia così forte da rendere quasi impossibile tollerare l'incertezza.


Il controllo come risposta all'incertezza

Il bisogno di controllo può essere compreso come una strategia attraverso cui cerchi di ridurre una sensazione di pericolo. Se pensi che, senza il tuo controllo, qualcosa potrebbe andare terribilmente male, controllare può sembrarti una soluzione del tutto logica.

Alla base di questa strategia ci sono spesso alcune credenze, cioè pensieri e convinzioni che la sostengono e ti spingono a controllare:

“Se controllo, posso evitare che succeda.”
“Se ci penso abbastanza, troverò la soluzione.”
“Se sono preparato a ogni eventualità, non mi farò trovare impreparato.”
“Se verifico ancora una volta, posso essere sicuro.”

Nel momento in cui emergono, queste convinzioni possono sembrarti plausibili, e, almeno nel breve periodo, il controllo può effettivamente funzionare: può ridurre l’ansia, darti una sensazione di ordine e restituirti temporaneamente l’impressione di avere la situazione nelle tue mani. Proprio per questo, diventa una strategia a cui è facile affidarsi ogni volta che l’incertezza torna a farsi sentire.

Il problema è che, nel tempo, questo meccanismo può trasformarsi in un circolo vizioso: più controlli perché temi che qualcosa vada storto, più la tua mente impara che quella situazione è realmente pericolosa e che, senza il controllo, non saresti in grado di affrontarla.

Inoltre, continuando a controllare, non hai la possibilità di verificare se ciò che temi si sarebbe davvero verificato o se, anche senza tutte quelle precauzioni, saresti riuscitə ad affrontare la situazione. La catastrofe che immagini rimane, quindi, una possibilità da evitare a tutti i costi, senza che tu possa fare esperienza del fatto che forse non sarebbe accaduta o che avresti potuto gestirla diversamente.


Ma qual è la catastrofe che prevediamo?

Qui diventa interessante andare un po' più in profondità!


Spesso pensiamo di voler controllare gli eventi esterni. In realtà, molto spesso, ciò che cerchiamo di controllare è quello che quegli eventi potrebbero significare per noi.

Prova ad andare un po’ più in profondità e domandati: “Cosa direbbe di me, se succedesse?”.

Il bisogno di controllo può assumere forme diverse a seconda della minaccia che si sta cercando di evitare.

1. “Se non controllo, potrebbe succedere qualcosa di terribile”

In questo caso, l’incertezza viene vissuta come qualcosa di estremamente pericoloso. Non sapere cosa accadrà, non poter prevedere una conseguenza o non avere una strategia pronta può generare una forte sensazione di vulnerabilità.

Potresti allora cercare di anticipare ogni possibile scenario, controllare il tuo corpo, l’ambiente, le tue azioni oppure cercare continuamente informazioni e rassicurazioni.

Alla base può esserci la convinzione: “Se non tengo tutto sotto controllo, non sono al sicuro.”

Il controllo diventa così un tentativo di prevenire il pericolo e di evitare di trovarti in una situazione che temi di non riuscire ad affrontare.

2. “Se non ho tutto sotto controllo, potrei essere rifiutatə”

In altri casi, invece, il controllo può diventare un modo per cercare di mantenere una relazione, evitare conflitti, anticipare i bisogni dell'altro o impedire che qualcuno si allontani.

Potresti pensare: “Se riesco a capire cosa pensa l’altra persona, posso evitare che si arrabbi.” “Se faccio tutto nel modo giusto, non corro il rischio di essere lasciatə.” “Se controllo quello che succede, posso accorgermi prima se qualcosa è cambiato.”

In questo modo, il controllo può riguardare ciò che l’altra persona pensa, prova o fa, ma anche il tuo stesso comportamento. Potresti cercare di essere sempre disponibile, evitare di esprimere un bisogno, fare attenzione a non sbagliare o modificare il tuo modo di comportarti per ridurre il rischio di essere rifiutatə.

Il paradosso è che, più cerchi di controllare una relazione per paura di perderla, più rischi di renderla faticosa, rigida e conflittuale. Il bisogno di rassicurazione, le verifiche continue o la difficoltà a tollerare che l’altra persona abbia spazi e pensieri propri possono finire per alimentare proprio quelle tensioni che speravi di evitare.

3. “Se non controllo, dimostrerò di non essere abbastanza”

Infine, il controllo può essere legato al timore che un errore, un imprevisto o un fallimento possano rivelare qualcosa di negativo su di te.

In questo caso, ciò che accade non viene vissuto semplicemente come un evento spiacevole o come una difficoltà da affrontare. Può diventare una conferma di una convinzione più profonda: “Se sbaglio, significa che non valgo.”

Il perfezionismo, la necessità di prevedere tutto, la preparazione eccessiva e il bisogno di verificare possono allora diventare strategie per proteggere l’immagine che hai di te.

Non devi semplicemente fare bene. Potresti sentire di dover fare bene perché non puoi permetterti di scoprire di non essere abbastanza.

In questo modo, anche un errore ordinario o una prestazione imperfetta possono assumere un significato molto più grande: non riguardano più soltanto ciò che hai fatto, ma sembrano mettere in discussione il tuo valore come persona.


Il paradosso del controllo

Il problema, quindi, non è il controllo in sé. Avere la capacità di pianificare, prevedere, organizzare e verificare ti permette di prendere decisioni, affrontare le situazioni con maggiore consapevolezza e assumerti la responsabilità di ciò che dipende da te.

La difficoltà nasce quando utilizzi il controllo per cercare di ottenere qualcosa che, per sua natura, non può essere completamente controllato: il futuro, le emozioni, i pensieri, le reazioni degli altri, l’opinione che gli altri hanno di te e la possibilità che qualcosa vada storto.

Quando cerchi di eliminare completamente l’incertezza, rischi di inseguire un obiettivo impossibile. Più provi a raggiungere una certezza assoluta, più potresti diventare attentə a ogni dettaglio che potrebbe metterla in discussione. Una parola detta in modo diverso, un cambiamento nell’atteggiamento dell’altra persona, una sensazione fisica o un piccolo imprevisto possono così diventare nuovi motivi per controllare. E il circolo ricomincia.

È un po’ come cercare di rendere il mare perfettamente immobile prima di decidere se entrare in acqua. Puoi aspettare, controllare le onde e cercare il momento ideale, ma il mare continuerà a muoversi. La questione, allora, non è riuscire a eliminare ogni possibile rischio o avere la garanzia che nulla andrà storto. È imparare a riconoscere ciò che puoi effettivamente controllare e sviluppare, poco alla volta, la fiducia di poter affrontare anche ciò che rimane incerto.


Imparare a distinguere controllo e responsabilità

Uno degli aspetti più importanti del lavoro terapeutico consiste nell’imparare a distinguere ciò che puoi controllare da ciò su cui puoi soltanto esercitare un’influenza o che, invece, devi imparare ad accettare. Puoi controllare quanto ti prepari per un esame, ma non il risultato che otterrai; puoi scegliere come comunicare con il tuo partner, ma non stabilire quale sarà la sua reazione. Puoi prenderti cura della tua salute, senza però riuscire a eliminare ogni possibile rischio, così come puoi prepararti ad affrontare una situazione difficile senza avere la garanzia che non accadrà nulla di spiacevole.

Questa distinzione può sembrare semplice, ma per chi vive un forte bisogno di controllo può essere tutt’altro che immediata. Lasciare spazio a ciò che non dipende da te significa, almeno inizialmente, confrontarti con una maggiore sensazione di vulnerabilità e rinunciare alla sicurezza che il controllo sembra offrirti.

Per questo, il lavoro terapeutico non consiste semplicemente nel dirti di «lasciar andare». Si tratta piuttosto di aiutarti a comprendere che non devi eliminare tutta l’incertezza per poter affrontare una situazione. Puoi imparare a tollerare ciò che non sai, a riconoscere i limiti del tuo controllo e a scoprire, attraverso l’esperienza, che puoi gestire anche ciò che non avevi previsto.


Forse, allora, l’obiettivo non è diventare persone che non controllano più nulla. È sviluppare la possibilità di scegliere quando il controllo è utile e quando, invece, è diventato un modo per non sentire paura, vulnerabilità, rifiuto o senso di inadeguatezza.

In terapia, questo può significare lavorare sulle convinzioni che alimentano il bisogno di controllo, osservare le strategie attraverso cui cerchi di sentirti al sicuro e, quando necessario, sperimentare gradualmente situazioni di incertezza. Non per dimostrarti che “non succederà nulla”, ma per fare un’esperienza diversa: scoprire che, anche quando non puoi controllare tutto, puoi imparare a gestire ciò che accade.

Forse è proprio questo il passaggio più importante: non passare dal controllo al caos, ma dal bisogno di avere tutto sotto controllo alla possibilità di fidarti maggiormente delle tue capacità di affrontare ciò che non puoi prevedere.

Perché la sicurezza assoluta non è qualcosa che possiamo ottenere. La fiducia nelle nostre capacità di affrontare l’incertezza, invece, è qualcosa che possiamo costruire.



Se sei in questa situazione consulta uno specialista e ricorda:

LA TUA SALUTE MENTALE E' UNA PRIORITA'


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